giovedì 26 aprile 2012

Riflessioni sul voto francese


Abbiamo chiesto al compagno dei Giovani Comunisti di Torino Matteo Peo di farci un resoconto sulla situazione francese, e darcene una sua lettura. Matteo vive a Parigi e ha potuto seguire da vicino il pre e il post voto, partecipando attivamente alla campagna elettorale del PCF.

Da Parigi ho difficoltà a
condividere l’enorme entusiasmo con cui i compagni in Italia hanno trattato il risultato di Mélenchon e del Front de Gauche alle ultime elezioni presidenziali. Forse perché, partecipando attivamente alla campagna elettorale con i compagni francesi, sono stato infettato dalla loro ambizione (ricordo l’ultima sera di campagna elettorale: si parlava di 15%, di superare Le Pen..). Comprendo che vedere (finalmente) un candidato anti-capitalista sfondare il muro delle due cifre sia un momento di gioia. Ed è evidente come si debba fare lavoro di spinning su ogni avanzata, anche la più piccola. Tuttavia, su questi risultati è anche necessario riflettere a mente fredda.
Iniziamo dai lati positivi: Mélenchon è il primo candidato sostenuto dal PCF ad avere superato la soglia del 10% dai tempi di Marchais. Correva l’anno 1981. Anche allora i socialisti si preparavano ad entrare all’Eliseo con quello che è stato, sino ad ora, l’unico Presidente socialista della Quinta Repubblica: François Mitterand. Altro grande successo dei compagni d’Oltralpe è stato gestire una campagna elettorale molto schietta, mediaticamente giocata bene (riconosciuta anche da Le Figaro e altri quotidiani mainstream francesi) su temi decisamente radicali come la lotta alle politiche di austerità, l’aumento della tassazione per i più abbienti e la revisione del Trattato di Lisbona e del Fiscal Compact. Una campagna elettorale spesa con continui riferimenti alla storia del paese: una seconda presa della Bastiglia, il richiamo ad un’altra rivoluzione francese (la révolution citoyenne), la richiesta di una sesta repubblica. Una riscoperta del lato più rivoluzionario e sociale del patriottismo francese, da anni occupo dalla xenofobia del Front National. C’è molto da imparare: per quanto riguarda il programma, per quanto riguarda la comunicazione ed anche per i rapporti con il PS (almeno sino a questo punto della campagna elettorale). Mélenchon ancora la sera di Domenica infatti invitava a votare contro Sarkozy, ma senza mai dire esplicitamente il nome del candidato del PS. Una scelta comunicativa che sa molto di politica, in attesa del test più importante per il FdG: le elezioni legislative del prossimo Giugno.
Ci sono però molti lati grigi o anche negativi che i compagni italiani sembrano ignorare. In primo luogo: il risultato di Mélenchon non indica uno spostamento “a sinistra” (escludendo il PS da questo campo) della società francese. L’attuale score della sinistra radicale nel suo complesso è in linea a quello del 1995 e del 2002 e rappresenta un’avanzata di poco meno di 4 punti rispetto al 2007 (poco più se aggiungete i verdi). Il successo del candidato del FdG è stato quello di riunire intorno a sé gli elettori della sinistra radicale, svuotando tutti i concorrenti a sinistra. L’avanzata rispetto al 2007 ha due spiegazioni. In primo luogo si è affievolito il ricordo del drammatico 2002, quando Jospin fu superato da Jean-Marie Le Pen e questo ha aperto le porte ad un possibile travaso dal PS verso il FdG. In secondo luogo, ci si dimentica spesso che Mélenchon stesso è uno scissionista del PS. Il suo Parti de Gauche non esisteva nel 2007. Vi è quindi stato un aumento dell’arco politico esterno ed a sinistra dei socialisti francesi e questo ha ulteriormente consentito l’aumento della base elettorale. Certo, l’esperienza della Sinistra Arcobaleno ci insegna che non basta allargare lo spettro che si occupa (ed il ceto politico che si aggrega) per aumentare i propri elettori. Bravo a Mélenchon che è riuscito a coadiuvare le due cose con successo. Questo non toglie però valore a quanto detto prima e serve a mettere nella giusta prospettiva il risultato: non un’eclatante “NO” alle politiche dell’UE, al liberismo, allo strapotere della banche, ma un (si spera definitivo) importante cambiamento dei rapporti di forza interni alla stessa sinistra radicale francese. E’ chiaro che la Federazione della Sinistra deve riflettere su questo: se non si vince nel proprio campo, non si può vincere nel proprio paese. Mélenchon ha annichilito gli avversari a sinistra, ma non ha raggiunto il secondo punto sotto nessun aspetto.
Il lato più negativo del risultato francese è ovviamente quello di Marine Le Pen e del Front National. Non si può fingere di dimenticare che l’obbiettivo dichiarato di Mélenchon (sentito live con queste stesse orecchie ancora il giovedì prima delle elezioni, al comizio finale a Porte de Versailles) era quello di superare Le Pen e diventare la terza forza politica del paese. I compagni francesi non ce l’hanno fatta e sono finiti anzi molto lontani dal Front National che ha totalizzato il suo miglior risultato di sempre (il secondo se si vuole essere particolarmente pignoli e sommare ai voti di Le Pen nel 2002 quelli dello scissionista Bruno Mégret). Quasi 7 punti di distacco, pari a 2 milioni e mezzo di voti. La leader del Front National è la prima vincitrice di queste elezioni e questo non può passare in secondo piano nell’analisi. Il FN era sottostimato nei sondaggi e dopo il 2007 dato in per spacciato ed in declino. Ha guadagnato più di 7 punti in 5 anni e senza ampliamenti di campo. Il voto di protesta contro l’austerità e le politiche di Sarkozy è andato a lei, Marine Le Pen. Si è rifugiato in un partito che ha cambiato programma economico ogni lustro, scoprendosi di volta in volta liberista o sociale a convenienza. Su questo dato bisogna riflettere apertamente: il FN ha un aumento che è quasi doppio rispetto a tutta la sinistra radicale. Sinché non riusciremo ad intercettare questo flusso di protesta, in Francia come in Italia e in tutta Europa, non potremo pensare di rivoltare i rapporti di forza. A maggior ragione quando leggo messaggi come “Dalla Francia possiamo trarre un'importante considerazione: l'unico modo per fermare il fascismo è la lotta di classe, è la sinistra che fa la sinistra!”, come proclamato sulla pagina Facebook ufficiale dei Giovani Comunisti. A livello letterale è una considerazione talmente vaga che tutti possiamo essere d’accordo. Altrimenti non avremmo la tessera del PRC in tasca. Riferita al caso francese sembra però quasi ridicola: gli studi usciti negli scorsi giorni danno il Front National al 30% tra gli operai. Marine Le Pen la candidata più votata. Nonna Mayer, ricercatrice e studiosa della destra francese, si è anche spinta a ipotizzare un 35% del voto operaio verso Le Pen. Contro il 12% di Mélenchon. Io ho dubbi sulla reale entità di questi numeri, mi paiono gonfiati un po’ troppo verso l’alto. Che sia 30 a 12 o 25 a 17 però un dato è chiaro: la classe operaia francese continua a preferire l’estrema destra, nella sua versione più velleitaria (un partito familiare, privo di un programma politico stabile, retto da una persona che abita in un castello e viene a disquisire di disoccupazione), alla sinistra radicale e anche alla stessa sinistra riformista. Succede in larghe parti d’Italia (sicuramente in Veneto ed in Lombardia) e d’Europa (a meno di non credere che in Ungheria siano tutti piccolo borghesi che votano al 70% a destra). Verrebbe da dire che, una volta di più, la lotta di classe la stanno vincendo gli altri.
In conclusione il risultato di Mélenchon non mi pare la grande avanzata descritta da molti, tra cui il nostro segretario nazionale Paolo Ferrero. I compagni del Front de Gauche hanno ottenuto una vittoria all’interno della sinistra stessa, ma hanno perso il confronto con Le Pen e con gli attuali rapporti di forza con il PS il rischio di svendere questo 11% di voti per la rèvolution citoyenne è molto forte. Il vero appuntamento per vedere la forza del Front de Gauche, per capire se può essere qualcosa al di là di un comitato elettorale per le ambizioni di una persona sola, passa dalle legislative di Giugno. Il banco di prova finale.

mercoledì 18 aprile 2012

Il nostro Antifascismo: Patria e Socialismo

I Giovani Comunisti Torino esprimono profondissimi rammarico e indignazione per le assurde accuse espresse dal responsabile nazionale antifascismo dei giovani comunisti mosse nei confronti del nostro coordinatore Andrea Salutari, e dunque all’intera organizzazione torinese, e dei compagni della rivista Indipendenza.

Siamo sollevati di vedere come molti compagni da tutta Italia abbiano difeso Andrea e con lui la linea politica decisa e condivisa da tutto il direttivo torinese. C’è un livello personale, è indubbio, ma l’attacco è politico. Gratuito. Ed a freddo, nei confronti di una persona che stava lasciando la giovanile per dedicarsi al Partito a livello locale.

Non spenderemo qui troppe parole a smontare una per una le accuse improbabili e diffamatorie che vengono mosse contro il nostro ex coordinatore, amico e compagno Perno o la rivista Indipendenza: si sanno difendere benissimo da soli. Ci sembra il caso, tuttavia, di portare l’attenzione sui diversi strafalcioni teorici di cui soffre l’elaborato del nostro dirigente nazionale:

1. La fobia di infiltrazioni neo-fasciste aveva senso negli anni ’70. C’era un movimento forte, da controbattere in ogni maniera ed i neo-fascisti erano stati (un’altra volta) le guardie bianche del sistema. Ora è chiaro a tutti, crediamo, come la situazione sia decisamente diversa.

2. L’idea di unire socialismo e patriottismo è alla base di molti movimenti latino-americani, in primis il chavismo. Probabilmente ad una più accurata analisi il dipartimento anti-fascismo dei giovani comunisti in Italia considererebbe come fascista anche tale esperienza, giacché che si basa anche sul concetto di patria (compagni, lo dicono nell’inno, nel motto che urlano per le strade..). Chiariamoci, come se fosse necessario ricordarlo, noi della giovanile di Torino abbiamo tutto l’interesse possibile a dipanare la confusione che ci cela attorno ad alcune realtà che potremmo definire “ambigue”; ma il tentativo del compagno Maffione non aiuta assolutamente a questo discorso e si limita a riciclare materiale vecchio, reperibile on-line da anni nella maggioranza dei casi e frutto di inchieste di discutibile efficacia. Se il dipartimento nazionale vorrà avviare un’indagine finalmente seria sulla nuova destra italiana, la giovanile torinese vi parteciperà più che volentieri.

3. Nel documento si accusa chi sostiene l’uscita dall’Unione Europea o almeno dall’euro di essere: “teorie politiche ed economiche fasciste”. Questa posizione è sostenuta da vari movimenti in Europa, in primis i compagni greci. In Francia Mélenchon è su una posizione più defilata, lasciando intendere che c’è comunque questa possibilità. Lo stesso PRC è, dalla sua nascita, stato praticamente sempre contrario ai vari trattati che si sono succeduti ed è oggi in prima linea contro il fiscal compact. Insomma, persino la Banda Bassotti canta contro “Il mostro di Maastricht”. Di nuovo, si può non concordare. Anche al nostro interno abbiamo posizioni divergenti sul tema. Tuttavia, accusare di fascismo chi è contro l’Unione Europea è una posizione politicamente insostenibile e niente più che una boutade o una chiacchiera da bar sport. Gradiremmo un po’ più di serietà nell’analisi da parte degli organismi competenti.

4. Anche sulla “proliferazione” del fenomeno neo-fascista abbiamo, come comunemente inteso, abbiamo più di qualche dubbio. Forza Nuova è una setta che ha le stesse identiche dimensioni dalla fondazione ad oggi. Casa Pound ha avuto un botto, è vero, ma è chiaro tutti che sia in fase calante da almeno un anno. Una forza xenofoba (possiamo discutere se sia fascista o meno, ma sarebbe più che altro una disquisizione teorica, la contrarietà non cambia) come la Lega è letteralmente implosa nel giro di un mese. Ci piacerebbe dire che tutto ciò è merito nostro, della vigile attenzione di tutti i compagni e le compagne che si sono impegnati e si impegnano contro questi rifiuti della storia. Purtroppo la realtà appare ben diversa: non servono. Non servono i fascisti quando il Partito Democratico vota la riforma dell’articolo 18 ed il pareggio di bilancio in costituzione. Fanno solo bassa militanza di strada di tanto in tanto, purtroppo per i compagni che sono stati da loro aggrediti e a cui diamo la nostra solidarietà. Questo passaggio è un ragionamento politico, a nostro dire importante. Ed in questo punto troviamo carente l’analisi proposta dal compagno Maffione.

Ci preme inoltre sapere in che modo il nostro lavoro possa aver disturbato i compagni del nazionale tanto da muoverci accuse così gravi. Il nostro lavoro è stato ineccepibile, la nostra trasparenza inequivocabile. E come potrebbe essere altrimenti, quando non vi è nulla da nascondere? In diverse occasioni abbiamo avuto l'onore di ospitare contemporaneamente, oltre ai compagni di Indipendenza, dirigenti di Partito ed ex partigiani iscritti all'ANPI.

Per terminare e non dilungarci oltre: il compagno Maffione accusa il blog del compagno Salutari di diffondere contenuti anti-semiti. Non ci risulta che vi siano articoli del genere. Sarebbe d’uopo utilizzare le moderne tecnologie (basta Google, compagni) per effettuare un briciolo di controllo.

Le parole usate contro i nostri compagni sono un insulto a tutto il lavoro che la giovanile di Torino ha svolto proficuamente con loro, con grande dedizione e umiltà.

Lavoro di cui siamo fieri e su cui siamo pronti a discutere. Da sempre, siamo aperti alle critiche. Non agli insulti. E per noi essere etichettati come fascisti e antisemiti è un insulto.

Non abbiamo paura del confronto, e speriamo di incontrare al più presto il compagno Maffione per una discussione aperta e ragionevole. Se vorrà passare da Torino, potremo parlare anche con toni forti e aspri, ma sempre nel rispetto di una comune appartenenza politica. Rispetto di cui non vi è traccia nell’articolo incriminato.

Auspichiamo tuttavia delle scuse, anche in forma privata (non siamo la Santa Inquisizione) per i contenuti denigratori nei confronti del compagno Salutari.

Giovani Comunisti Torino

martedì 6 marzo 2012

Lo stato che ha paura dei propri cittadini

Torino, 6 marzo 2012

Chi oggi era in centro a Torino, ha visto tutto...
Ha visto come uno stato può avere paura dei propri cittadini.
Ha visto come la repressione e la chisura a "muro" può sostituire il dialogo...

Questa mattina, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stato ospite della nostra città, per un convegno del Consiglio Superiore della Magistratura, tenutosi in Piazza Castello a Palazzo Madama.
Per motivi di "sicurezza", tutta l'area del centro cittadino è stata interdetta hai cittadini, con un dispiegamento di forze dell'ordine mai visto prima in città!
Il blocco è partito sta mattina e prevedeva una "Zona Rossa" che includesse Piazza Castello e le via limitrofe.
Il blocco del centro da parte delle forze dell'ordine, è stato organizzato per paura di possibili mobilitazioni del movimento NO TAV, (il quale, il Presidente Napolitano ha rifiutato di incontrare).
Effettivamente la mobilitazione c'è stata: un drappello di militanti NO TAV ha provato ad avvicinarsi alla piazza centrale, ma , naturalmente è stato bloccato nell'imediato!
Il tutto si è svolto nella più totale calma e pace, anche perchè si trattava di una piccola delegazione di attivisti NO TAV, nulla a che vedere con i numeri delle manifestazioni dei giorni scorsi.
Clamorosamente alto, è stato invece il numero degli agenti delle forze dell'ordine a servizio in centro!
Via Po (che, per chi conosce la città, non è un vicoletto da poco) è stata trasformata in un parcheggio per mezzi blidati!
Nell'arco della mattinata ne avrò contati almeno una quarantina, a cui vanno aggiunte tutte le auto di servizio e i mezzi "in borghese" della Polizia Investigativa.
Nell'arco della mattinata si sono poi viste scene davvero assurde: posti di blocco sui marciapiedi, per controllare studenti e lavoratori intenti a raggiungere l'ufficio o la scuola; check point volti ad assicurarsi che chi si stesse avvicinando al centro, non indossase simboli o indumenti riguardanti la lotta NO TAV.
Io stesso ho assistito alla "buffa" richiesta di un agente che ha preteso che, per poter passare, uno studente rimuovesse il foular NO TAV dalla propria cartella!
Roba da matti, che però, di questi tempi sta diventando routine!
La giornata, per fortuna, è finita in fretta. Ora i blocchi e i check point non ci sono più, e in piazza, gli addetti ai lavori, stanno rimuovendo le transenne contenitive.
Il traffico è tornato il solito di sempre...
Resta solo il respiro di sollievo di uno Stato che sta mattina ha avuto paura... tanta paura... Paura dei propri cittadini, della loro voce, delle loro idee, e che, per "difendersi", non ha trovato altra soluzione che costruire un muro dietro il quale difendersi.
Un muro di transenne, un muro di agenti antisommossa, un muro di terrore!

Alberto Lacchia
Giovani Comunisti Torino 

sabato 25 febbraio 2012

La polizia assalta i No TAV perchè abbiamo vinto

Oggi abbiamo vinto
Oggi il movimento NoTav ha vinto, e l’aggressione da parte delle forze dell’ordine a Porta Nuova ne è la prova. Scesi dal convoglio che arrivava da Susa, infatti, i No-tav milanesi hanno trovato bloccata la banchina del treno che li doveva riportare a casa. Ad impedirne l’accesso c’erano polizia e carabinieri in assetto antisommossa. In pochi minuti hanno fatto precipitare la situazione interrompendo il tentativo di mediazione da parte del Movimento con una carica feroce che ha provocato parecchi feriti. Da li a poco Porta Nuova è stata presa d’assalto da numerosi altri reparti delle forze dell’ordine che hanno scatenato il caos all’interno della stazione. Al termine di una partecipatissima giornata di solidarietà e di coesione nessuno si sarebbe aspettato un epilogo così sconcertante. Nulla di più logico, invece!
Da questa vergognosa operazione si possono perciò trarre due conclusioni importanti.
La prima è che la criminalizzazione è un’arte tra le più padroneggiate per sabotare i movimenti popolari. La seconda è che la lotta No-tav è nel pieno delle sue forze e preoccupa molto gli speculatori e i loro cani da guardia.

Giovani Comunisti Torino 2.0

martedì 21 febbraio 2012

Manifestazione popolare NO TAV

Il 25 gennaio un blitz di polizia ha portato all’arresto di 26 militanti no-tav e a diversi obblighi di dimora in tutta Italia. Un simile attacco non ha precedenti nei venti coraggiosi anni di lotta che hanno caratterizzato la storia valsusina, ed ha un obbiettivo politico preciso: minare la credibilità e l’unità del movimento. Il popolo No-tav è perfettamente cosciente del significato di questa operazione e non si lascia intimorire: né il muro di cinta tirato su a protezione del cantiere, né gli arresti potranno spezzare l’unità e la forza della lotta valsusina. In quest’ottica è stata organizzata la marcia per questo 25 febbraio, che da Bussoleno arriverà fino a Susa. In questo momento di forte repressione è un dovere di tutti stare fianco a fianco al popolo No-tav e gridare a gran voce la nostra solidarietà con gli arrestati. 

In questo link potete leggere il nostro comunicato di solidarietà
Invitiamo tutti i Giovani Comunisti ad aderire alla manifestazione.

Partenza da Torino P.N. ore 11,45 arrivo Bussoleno ore 12,41
Torino P.N. ore 12,20 arrivo a Bussoleno ore 13,00

A sarà düra!
Giovani Comunisti Torino 2.0

Camila, Karol, noi e la rivoluzione degli studenti cileni

È stato un successo! Oltre 200 persone hanno affollato il centro congressi Cavour a Roma per prendere parte all’incontro organizzato dai Giovani Comunisti e dalla Fgci con la delegazione del movimento cileno, composta da Karol Cariola, segretaria generale dei Giovani Comunisti cileni, Jorge Murua, giovane sindacalista del Cut e da Camila Vallejo, vicepresidente del movimento studentesco. Un successo di partecipazione ancora più gratificante se si pensa al gelo impietoso e alla neve che ha coperto Roma e buona parte delle città e regioni limitrofe, limitando quando non impedendo del tutto gli spostamenti dei compagni.
Ma anche un successo in sé, per la qualità degli interventi e delle relazioni internazionali di amicizia e solidarietà che in questa sede si sono dimostrate e messe a valore. I Giovani Comunisti e la Fgci hanno organizzato un grande appuntamento, riuscendo a parlare con parole semplici e dirette di quello che non va e di come si vorrebbe cambiarlo.
Dopo tutto le grandi questioni che abbiamo di fronte, in Italia e in Cile, sono le stesse: contrastare un governo di destra asservito ai grandi poteri economici e finanziari e a sua volta promotore di una cultura e di una pratica neoliberista; unificare le lotte, dalla scuola al lavoro, in un grande e unico progetto di cambiamento; fare un salto di qualità vero e reale (rispetto alle nostre stesse sconfitte e ai nostri stessi fallimenti) anche in termini generazionali.
Il movimento in Cile ci ha raccontato che è possibile farlo, anche mettendo in campo un consenso e una capacità egemonica che possano finalmente vincere.
Avevamo bisogno di una boccata d’ossigeno. Dall’iniziativa torniamo a casa con molto più ottimismo e con ancora più voglia di lottare. Grazie Jorge, grazie Karol, grazie Camila! La lucha sigue!
SIMONE OGGIONNI

Incontro 2: Attualità del manifesto del Partito Comunista

Giovani Comunisti Torino inaugurano i cicli di formazione "Nuovo Immaginario"

Incontro 2
Attualità del Manifesto del Partito Comunista
 Con:
Gianfranco Ragona - Docente di storia delle dottrine politiche
Guido Salza - Giovani Comunisti
20 febbario 2012 Ore 20:30
Via Brindisi 18/c, Torino